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In miniera senza piccone

Se anche tu…

…. podista pronto ad affrontare le strade impervie per gustarti ogni salita.
Gara di calendario, squadra schierata e organizzata per una vera festa; pianificata da tempo una rimpatriata con le famiglie al seguito, forti della buona organizzazione della gara ci ritroviamo a correre sul percorso mozzafiato della miniera.
Foto come per un matrimonio, prima di sporcare e stropicciare il vestito ci punzecchiamo sorridendo dinanzi a flash e caffè. Ma non siamo qui su solo per festeggiare, ci tocca correre, lo speaker ci enuncia brevemente il percorso; bagni appena controllati iniziamo a fare lo stretching e poi qualche pochino di riscaldamento. Siamo su un piazzale immenso, fronte a noi si apre il panorama verso il mare e alle spalle le colline del frosinate;
Ragazzi ci scaldiamo un po’, su dai!
Saltellando usciamo dal piazzale e passiamo con uno stacco assurdo su sabbia dorata e soffice quasi come la neve appena adagiata, i piedi scendono al suo interno e le forze di rimando del suolo sono pari a zero, fatti quattrocento metri torno a testa bassa sul piazzale e rullando i piedi a terra faccio scaldare le caviglie, mi infilo dietro il nastro. Mi chiedono se conosco il percorso, facendo spallucce dico “no”, mi sento chiedere se sto preparando qualcosa in particolare e discorrendo faccio amicizia di Emanuele, fisico asciutto su trent’anni circa e chiacchiera dopo chiacchiera parlando di tabelle, personali e sua maestà la maratona ci scambiamo un in bocca al lupo. Sparo e il tempo di allungare le gambe siamo nella sabbia, come alle giostre ci mettiamo in fila come vagoni sui binari e di colpo appena siamo a ritmo si cambia velocità su quattro tornanti lunghissimi in discesa. Stiamo scendendo al centro della terra, ricompattiamo il gruppo alla prima salita e mentre bagno le labbra con l’acqua alzo il capo per vedere cosa mi attende, trovo un riferimento: Carlo, compagno di squadra, fisico da paura e oggi indemoniato, cercherò di non perdere il distacco. Da subito raccolgo il passo e scelgo i punti più battuti per cercare di non scendere o sprofondare nella sabbia, il sole ci inizia a scaldare appena quando la strada volge verso il bosco, vedo il gruppetto dinanzi sfaldarsi, il terreno si fa più consistente malgrado la salita non sia terminata. Entriamo nel tunnel tra la vegetazione e il divertimento inizia a crescere, cambi di direzione, sali e scendi, inizio a recuperare qualche posizione dopo un paio di chilometri intravedo Carlo dinanzi a me, lancio uno strillo, dovrebbe mancare poco alla fine “VAI CARLO!”. Son solo tre avversari tra noi e come intravedo un saliscendi mi lancio per dare man forte al compagno di squadra, scolliniamo una salita spalla a spalla poi preso dalla frenesia del finale inizio a pensare solo: dai che è fatta, tocca macinare pochi centinaia di metri, tagliato il traguardo mi fiondo come mio solito al ristoro e cosi sgranocchiando un gelato mi godo il traguardo da spettatore e incinto i metri finali. Festeggiamo con la squadra e come una festa di paese tra cibarie varie ci lasciamo andare in battute e sfottò su chilometri epici e tabelle incomprensibili. Il giorno successivo iniziava una nuova tabella e lo scarico di quei sali scendi si fa sentire nelle fibre muscolari, ma tra una chiacchiera e un po’ di fiato corto si pianifica la prossima gara.

Fonte: Liberi racconti di Giampy!

CRISCENTI Cosimo

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Tessera n. LC003539