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L’uomo palloncino

Se anche tu…
… podista che ancora metti valore nella parola data.
La vita è come una scatola di cioccolatini!, finché si trova il lato positivo, possono sembrare cioccolatini da assaporare. Avevo ancora l’amaro in bocca del personale mancato, le gambe non sembravano stessero così male, fatte poche uscite ma senza grandi sforzi sbucavano fuori tempi molto veloci.

Chiacchierando del più e del meno, avevo dato la mia parola per fare il palloncino alla maratona di Latina, per me un desiderio che si realizzava.

Il pensiero di poter essere di sostegno ad altri podisti, solo che in quindici giorni di tempo dovevo mettermi sotto per allenarmi ad esser pronto per ricorrere i quarantadue chilometri.
Confusione nella mia mente, continuo a fare qualche uscita sia in città che al lavoro, ma qualcosa non mi torna; dovrei correre a cinque al chilometro, mi ritrovo ad ogni uscita ad esser più di un minuto più veloce e senza nessuno sforzo.

Giunge il venerdì e con il compagno di merende decidiamo di provare il ritmo da portare in gara, ma dopo un chilometro siamo troppo veloci e ormai siamo per strada e facciamo un progressivo sbucando all’ultimo chilometro lanciati come due borseggiatori appiedati.
Sorge il sole della domenica, aria di festa, saluto tutti che fremono per la gara, io mi sento rilassato, prendo le consegne e do un occhio a due palloncini.

Mi affiancano due veterani, sul rosso dei palloni spicca la scritta tre e trenta, sempre in aria di festa saluto tra i vari stand amici e facce conosciute su strada, gioisco per due in modo particolare, Giovanni e Marzio che fino a quel momento visti solo tramite internet. Vado a scaldarmi e meglio non poteva dirmi che farlo con Fabiola, una forza della natura, chiacchierando e confrontandoci siamo gioiosi di trovarci insieme in gara, lei ha partecipato dominando la cento chilometri.

Mangiucchio una barretta e vado a schierarmi, questa volta a metà del fiume di podisti, dovremmo far defluire i più veloci per poi attestarci alla nostra velocità. Come da programma partiamo in orario e meno di cinquecento metri iniziamo a conoscerci, si presentano sia Massimo che Marco, di maratone ne fanno incetta, il loro passo è vicino a quello da dover portare e basta poco per dire che ne hanno macinati di chilometri; interrogano me per sapere chi sono, inizio col dire che questa è la mia terza maratona, mi guardano strano, poi gli parlo della gara di Verona e del relativo dispiacere nell’ aver mancato l’obiettivo di quei tre minuti. Mi danno spago e mi fanno raccontare come mi alleno, nel mentre siamo diventati un gruppo quasi definito di dieci persone e dinanzi a noi un gruppetto di cinque che ci precede.

È il quinto chilometro e inizio a fare da Cicerone spiegando il percorso, dando indicazioni sul vento predominante e le altimetrie che affronteremo, qualche cenno al territorio e due battute per sciogliere la tensione di qualche podista ancora muto. Ritmo costante e sorriso stampato saluto il fotografo e dopo qualche chilometro iniziamo a parlare di integrazione e come si regolano gli altri, escono fuori maltodestrine, gel, marmellate, sali, miele e acqua ad ogni ristoro. Siamo un gruppetto eterogeneo, varie età, lavori, stili di concepire la corsa, ma tutti amanti e pronti a mettersi alla prova sulla lunga distanza.

La strada si snoda e senza grande difficoltà siamo alla mezza, affrontando sul lungomare una dolce salita tra le dune che ci porta a passare avanti al gruppetto che ci precedeva di qualche metro, finita la salita le gambe si sciolgono e devo tenermi a freno; sciolti e rilassati chiacchieriamo del processo di bonifica che ha interessato il territorio, opere che oggi giorno sembrano impossibili e legate a troppa burocrazia. Inizia un suggestivo tratto sterrato nel parco del Circeo, attraversiamo la vegetazione e rinfrescati dall’ombra guadagniamo qualche secondo mentre le scarpe calpestano la ghiaia velocemente.

Ci accingiamo a prendere la strada che ci riporta verso la città, ci attendono dei lievi saliscendi, ma siamo arrivati ridendo e scherzando al trentesimo chilometro e per un attimo penso che ci toccano altri dodici chilometri, caspita al mio passo con altri venticinque minuti avrei terminato, incoraggiamo i ragazzi che sentono la stanchezza giungere.

Rallentiamo di qualche secondo cercando di tenere tutti insieme, ma dopo due chilometri perdiamo pezzi, il muro ne ha fermati tre e malgrado la loro determinazione non riescono a seguirci più. Ristoro guadagnato, mi defilo e mangio tranquillamente qualche spicchio di mandarino e tre pezzi di banana, poi dopo bevuto prendo due bottiglie di acqua e raggiungo il gruppetto chiedendo ad intervalli se hanno sete, cerchiamo di far visualizzare il traguardo non troppo lontano e tra incitamenti e due foto scattateci giungiamo al trentottesimo.

Sento il fisico ambiguo, mi sento per un verso stanco e contrariamente vorrei cambiare passo ed aumentare, i gregari sentono la stanchezza, inizio ad incitare tutti, manca poco, meno di un misero cinquemila, ma la fatica si fa sentire e perdiamo altri quattro elementi che non riescono a tenere il passo.

Dinanzi a noi raccogliamo tre temerari sfiancati e a urla e strilli li portiamo con noi, due svolte e infondo alla strada il traguardo, fremo per non partire come mio solito, mano nella mano percorriamo duecento metri e passata la linea ci abbracciamo e ringraziamo e ci complimentiamo con i ragazzi che son giunti con noi e festeggiamo dopo due minuti i quattro che si erano sganciati sul finale; giunge Mirko a ringraziarci e chiedere come ci è sembrata, stretta di mano e ci diamo un saluto: alla prossima.

È molto bello, mi sento stanco, contento e affamato, mi fiondo al pasta party e do il meglio di me. Son contento e porto a casa un bellissimo ricordo di quella giornata, proverò ancora a esser di supporto per altri, è bello condividere ed esser riferimento per quel poco che posso.

CRISCENTI Cosimo

CRISCENTI Cosimo
Tessera n. LC003539