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La regina

Se anche tu….

…..podista che hai preso consapevolezza delle tue capacità,
che non ti rendi conto della tua caparbietà; ti ritrovi a fare i conti con la voglia di metterti alla prova con la signora delle distanze, sua maestà la maratona.

Ti guardi quel numero senza ancora pensare se scomponibile per due, tre, quattro o più segmenti di corsa; tra l’incantato e l’imbambolato sognando ti metti alla ricerca di informazioni, sul quando, come e dove correrla.
Ti dicono di provarla per assaporare e saggiarti sulla distanza, di aver all’attivo almeno quattro mezze, di cercare una con la temperatura non troppo calda. E come quando saltano i conti del ciclo alla morosa, ti ritrovi a trovar per strada ed ad ogni sguardo pan ioni e passeggini; ti ritrovi a trovar maratoneti i ogni dove, ognuno con la sua esperienza.

Chi la corsa dopo anni di gare, chi ha iniziato con lei, chi ne è rimasto segnato e chi travolto dalla sua passionale magia. Ma tu come ti vedi rispetto a loro?

Io quasi per scherzo dissi “farò la Maratona!”

Tra sorrisi e qualche volto sconvolto dei presenti alla mia affermazione più carico risposi “sento il Mister e vedo cosa mi dice, ma a dicembre voglio provarci!”.
Passa una mezza giornata di meditazione poi preso il telefono con il calendario davanti e quella data “sei dicembre” fatta la comunicazione, si parla un po di tutto tranne di ritmi e tempi, la tensione mi tiene lontano da quegli argomenti. Arriva la domenica sera e boom arriva la prima settimana di allenamento, tutto mi aspettavo tranne le ripetute, non perché non le ami, in molti mi parlavano di lunghi lenti, ritmi più lenti della mezza ed io invece puntavo a dritta verso la velocità.

Le settimane passavano e ogni volta che mi fermavo a chiacchierare dei miei allenamenti mi piovevano critiche sulla validità del metodo o del perché e per come si potesse fare una maratona con quegli allenamenti. Mi ritrovo un pomeriggio al parco con mia figlia che giocava sulle giostre ed io in quel ritaglio di tempo chiamo il Mister per sapere se quella domenica la mezza maratona che in molti correvano potevo correrla anche io, la risposta spiazzante non è stato tanto il si ma il sottolineare che andava corsa come una gara non come allenamento.

Tagliato il traguardo il sorriso sembrava quello di un cartone animato cinese, un tempo così senza tanto sforzo sembrava impensabile ed invece. Il primo lungo da solo con la paura di non terminarlo, girando in una zona industriale, nella desolazione e senza incontrare quasi nessuno, unico sprono mentale la suddivisione di trenta in tre facili diecimila (quelli so farli quasi ad occhi chiusi e quindi pensando ad uno alla volta il tempo vola); scatta il ventinovesimo e ho ancora tante energie e giù le gambe per fermare il cronometro a due ore e quindici senza affanni.

Altri allenamenti che faccio combaciare con le gare partendo prima dello sparo per coprire quei dieci chilometri fuori conteggio, facendo felice anche la moglie che non aspetta altro che qualche cesto dei premi di categoria. Un altro lungo nella desolata area industriale, questo volta provo anche ad integrare con delle bustine di miele, forte mentalmente di avere che bruciare e di aver già fatto senza problemi tutti quei chilometri limo bene il cronometro chiudendo in due ore e otto minuti, gioioso chiamo mezzo mondo mentre salgo in macchina tutti quelli che mi danno fiducia, per quelli che mi danno addosso c’è tempo. Detto fatto son ad una settimana dalla gara, ormai la considero così, anche qui tante teorie sul da farsi.

Opto per un alimentazione ricca di proteine per tre giorni e poi puntare tutto o quasi su carboidrati e lieviti. È il cinque sera e preparo il completino, un elastico da cingere in vita per spillarci su le bustine di miele (riducendomi alle 21 di sera a pensare quante bustine dovrei usare), si è fatto tardi ora di bere un The con due biscottate e un pezzo di cioccolata amara e poi a nanna.

Fremo ad ogni sguardo, ho paura di sbagliare, qualche incitamento mi da modo di respirare un pochino più rilassato. Chiedo se posso accodarmi al compagno di squadra, lui è un mio idolo. Partiamo e chilometro dopo chilometro mi tranquillizzò, siamo vicini al nono chilometro e mi sento stretto in quel passo, davanti a noi ad un centinaio di metri un gruppo con un bel passo, sembra il mio. Azzardo e ci provo, li raggiungo e mi affianco, loro fanno un continuo a cambiar l’uomo in testa, ora mi metto io alla loro testa.

I chilometri percorsi alla loro testa mi fanno pensare di stare in piena gara e non alla mia prova del nove. Porto con me solo due di loro e sotto il passaggio del diciottesimo chilometro sorrido al fotografo come fossi al secondo. Inizia una salita del lungomare e dietro di me arrivano in tre ed iniziano a fare come un elastico, mi snervano con quel loro continuo cercare di starmi davanti e rallentare; bustina di miele, sorso d’acqua e ora vediamo se riesco a spuntarla, costante mi allontano e li sento che dicono: che facciamo? Lasciamolo andare!

Continuo col mio ritmo, che bello trovo un riferimento, due di un altra squadra precisi come orologi svizzeri ed anche al mio passo. Passiamo al trentesimo un veterano, penso che mito questo uomo e siamo oltre la metà. Siamo su un biscotto e non è più salita, una lunga schiera salutano i miei riferimenti, ma ora in molti salutano me, loro si voltano un secondo ed ancora mi emoziono quando mi sento dire: Janpy sei sedicesimo.

Non perdo neanche un secondo dal mio passo e siamo al trentottesimo, su una rampa brevissima mi tornano in mente le parole di tanti: gestisci le forze, li si fa la gara!

Le mie gambe sembrano di piombo, cedo qualche secondo e siamo alla salita del quarantunesimo, caspita mi passano i tre dell’elastico, sto quasi per cedere, sento che si comanda tutto con la sola testa. Finisce la salita e manca solo un chilometro e quei benedetti centonovantacinque metri, libero la mente e mi concentro: mille metri posso farcela, inizio ad allungarmi senza spingere di potenza, passo tutti e tre e girano che è un piacere ora le gambe. Dinanzi a me il campanile con il traguardo ed ecco vedo il mio riferimento.

Un piccolo indugio se provare o no, ma siamo in gara e ci provo, sono circa duecento metri posso farcela, ora spingo con tutte le forze come lo supero apro la bocca e via altri pochi metri che durano un istante indefinito, taglio il traguardo e senza fiato mi poggio le mani sulle ginocchia, due passi e medaglia al collo mi complimento con il riferimento.

Brividi e stanchezza mi pervadono, mi sento come influenzato, bevo tutto quello che ho sotto mano e dopo quasi cinque minuti realizzo che son sotto le tre ore. Scandisco piano leggendo dal mio orologio 2 ore 53 minuti 33 secondi.

Fonte: Liberi racconti di Giampy!

CRISCENTI Cosimo

CRISCENTI Cosimo
Tessera n. LC003539