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In cerca del personal best

Se anche tu…
… podista con l’animo infuocato dal miglioramento delle tue prestazioni.

Primi giorni di gennaio, aria fresca e tabella del potenziamento muscolare tra le mani inizio a fantasticare su tante idee: dieci chilometri o mezza maratona? Prendo tra le mani anche le gare di società e tra un nascondino con mia figlia e un interruzione per preparare qualche antipasto punto il dito sulla gara ‘Roma-Ostia’.

La scelgono in tanti per fare il personale, magari ci riesco anche io, una bella gara prima per vedere le gambe in salita come vanno e poi si lavora per giungere al risultato. Avviso un po’ di compagni di squadra del piano di attacco e segno i giorni da lasciare liberi per le gare e inizio a sorbirmi i primi sfottò: sei sicuro che vuoi correrla? Ma fatti una passeggiata al mare con la signora quel giorno che ti stanchi meno.

Partono gli allenamenti e tra salite e ripetute, cambi di ritmo, farlek, progressivi poi prova per vedere come girano le gambe in salita; prova superata con tanto di caciotta per il premio di categoria, ora sotto al lavoro per provare ad acchiappare un numero.
Cerco di curare vari aspetti dell’allenamento: agilità, riposo, alimentazione, stretching, sorridere allo specchio. Il tempo vola e le gambe pare stiano bene, la pancia diciamo limata, più sorrisi e ottimismo quando qualche tempo non torna.

Come per incontrare una bella donna mi tiro al lucido; schieriamo la squadra per la grande occasione e in clima frizzante e freddo appena pungente ci si sveste e pacca sulla spalla augurandoci “imbocca al lupo” ci dividiamo per scaldarci e entrare nelle varie griglie.

Mentre mi scaldo incontro un collega che è un idolo per chi come me ha tempi modesti: ciao Giuseppe, oggi stampi un bel tempo?
Lui: Giorno, ho smesso di fare temponi, oggi mi difendo e vedo come va, quanta gara la ho sempre fatta.

Io: in che griglia sei?
Lui: rossa
Io: provo a starti dietro allora Giuseppe
Lui: non sono molto in forma ma provo ad accompagnarti
Trovata una fratta per il controllo dei liquidi ci infiliamo in griglia e ci godiamo il riscaldamento dei top runner davanti a noi. Giuseppe mi racconta di esser stato in quella griglia più volte e sempre con bei ricordi.

La massa riscalda l’aria e iniziano a volare le maglie e le buste per evitare di prendere freddo, partono i saluti per cinque dei favoriti, sale un pochino la tensione (faccio mente locale: acqua non mi serve, allenamenti fatti, ho magari la possibilità di sfruttare Giuseppe come riferimento, devo solo correre).

Inno italiano che riempie il torace e come al Si partiamo come furie, scendiamo sotto il ritmo da portare in gara, cerco Giuseppe ed eccolo poco avanti, leggere falcate e mi affianco, siamo sul piano del terzo chilometro ed ora iniziamo i saliscendi, istintivamente accelero e prontamente Giuseppe mi ricorda la costanza del ritmo. Spalla a spalla giungiamo alla salita del decimo chilometro, l’unica da dover affrontare senza colpi di testa, pare che malgrado portiamo un ritmo sostenuto la gara sia d’ora in poi solo una noiosa lieve discesa fino al diciannovesimo.

Mentre mi gongolavo della gamba che gira senza problemi faccio l’unico errore, alzo il polso e do un occhio al gps: ma son cinque secondi più veloce di quanto dovrei. La testa senza esser interpellata fa rallentare le gambe, dopo qualche minuto Giuseppe si volta e mi incita a non mollare, con fatica resto dieci metri dietro di lui per un chilometro e mezzo, quando come svegliato in un sonno profondo “forza Janpy che manca un chilometro”, il presidente della squadra mi fa sobbalzare.

Ragiono che un chilometro e poco più posso farlo senza problemi, recupero Giuseppe e al cartello del ventesimo inizio a spingere e mi sento finalmente in gara, svolto sul biscotto finale e gambe lunghe finisco in apnea sul traguardo, stoppo il GPS e saltellando mi faccio infilare la medaglia al collo.

In stato di semicoscienza vedo arrivare Giuseppe e inizio a rilassarmi, cammino per venti metri afferrando un gelato che divoro per il solo istinto di metter qualcosa sotto i denti, per ventuno chilometri non sentivo ne caldo ne freddo, non ho cercato altro che il traguardo, ringrazio Giuseppe e mi reco verso il the caldo e dopo due giri per rifocillarmi mi siedo fronte del pullman, guardo il GPS e sorrido 1:20:12.

Fonte: Liberi racconti di Giampy!

CRISCENTI Cosimo

CRISCENTI Cosimo
Tessera n. LC003539