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Il lungo domenicale

Se anche tu…

… podista appassionato e irrecuperabilmente legato al lungo domenicale.

Erano le mie prime uscite con la squadra, appuntamento la domenica mattina alle sette e mezzo, ovviamente partenza dal viale; gruppo costituito da dieci ottimi elementi, aria fresca un po’ pungente, il sole irraggia la luce e giungiamo alla spicciolata al parcheggio. Saluti e pacche sulle spalle, qualche battuta sulle scarpe che taccheggiano come zoccoli, domande di rito: cosa si fa? Quanti chilometri? Ma prima di freddarci troppo si parte.

Mano al gps loro, io avvio il cronometro, un giro dolce tutti insieme poi gruppetti fatti ci dividiamo per passo, decisi i ventidue chilometri per tutti; il percorso è pressappoco una tavola, son l’unico con ancora un po’ di fiato corto al terzo chilometro, mi affianco al gruppetto e tutti a parlare di alimentazione e di alimenti poco digeribili, il quarto è quasi finito e mi chiedono se ho fatto colazione, accenno un si.

Loro iniziano dicendo: io solo caffè; un paio di biscotti ed un sorso di thè; solo un bicchiere d’acqua, poi ho i gel per dopo; tutti in coro: e tu?
Ragazzi io un bicchiere di acqua poi il caffè, biscottate circa cinque con marmellata e miele, uno yogurth.

Sorrisi che si sprecavano, nel mentre termina il quinto e le gambe iniziano a ingranare, mi studio un po’ il passo di chi maratone ne ha fatto collezione e vedo che con scioltezza rullano la strada ed il loro bacino sembra una molla, ondeggiano su e giù; gli altri invece son più fisici e usando solo la punta delle scarpe si sbilanciano col busto in avanti, io uso un pochino in più la suola e con tre tecniche differenti siamo tutti appaiati.

Fa fresco e di fontanelle non se ne parla, si apre il discorso tabelle; quante uscite a settimana, chilometri di qualità o conta la quantità? Non ci risponde Piero Angela ma un insieme di esperienze. Si parte da cosa preparare, tempo a disposizione, alimentazione, lunghi lenti per adattare il fisico allo sforzo, variazioni di ritmo e ripetute per svegliare mitocondri e adattare il l’apparato cardiocircolatorio, le salite per migliorare postura e tirar fuori un pochino di resistenza.

Caspiterina qui il tempo vola, siamo al diciannovesimo, si inizia ad esser più brillanti e le energie della colazione son quasi tutte disponibili, mi metto in fila e per due chilometri calchiamo la mano e sbuchiamo sul viale belli sciolti. Magari la prossima volta provo a capire perché mangiano così poco, io son abituato a far piangere il piatto, corro per quello principalmente.

Scoprirò in seguito che anche senza mangiare posso correre venti chilometri.

Ora devo scappare, saluto tutti, di corsa a casa che tocca santificare le feste.

Fonte: Liberi racconti di Giampy!

CRISCENTI Cosimo

CRISCENTI Cosimo
Tessera n. LC003539