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Allenare un’opera d’arte, il piede!

26 ossa, 33 articolazioni e più di cento tra muscoli, legamenti e nervi.

Il piede è un’opera d’arte o, se preferite la versione di Leonardo Da Vinci, un capolavoro d’ingegneria. Il più grande talento del Rinascimento italiano, uomo di comprovate doti in ambito artistico, scientifico e ingegneristico, non si sbagliava: il piede umano è a tutti gli effetti un risultato straordinario dell’evoluzione umana.

Si è adeguato ai cambiamenti e, ancora oggi, si trasforma per assecondare le esigenze e le volontà di una persona. Si modella e si conforma alle scarpe che lo proteggono o al terreno che calpesta senza dimenticare le sue funzioni: sostenere il peso del corpo ed, essendo la parte più distale dell’arto inferiore, fornire il proprio contributo nella locomozione dell’individuo.

Sbagliare la scelta delle scarpe o soffrire di alcune patologie che interessano proprio la parte del corpo che si trova a contatto con il terreno può inficiare tutto l’apparato scheletrico e condizionare pesantemente quel sistema ingegneristico che aveva meravigliato Leonardo Da Vinci.

I dolori ai piedi, infatti, generano delle reazioni a catena su tutto il corpo. Un’infiammazione ai muscoli del polpaccio o alle articolazioni del ginocchio può dipendere da un disagio dell’ultima parte dell’arto inferiore.

Per questo motivo i runner dovrebbero prendersi cura dei loro piedi. Se sono forti e resistenti, allora anche le prestazioni potranno essere superbe. Ma quanti podisti si interessano di quella parte del corpo protetta dalle scarpe? Per non dire pochi, diciamo che il numero dovrebbe essere sensibilmente maggiore.

Esercizi per allenare il piede, la volta plantare ed il dorso
La stragrande maggioranza degli atleti che corrono le lunghe distanze afferma di dedicare alcuni minuti dei loro allenamenti a massaggiare la zona plantare con una pallina da tennis. Questo è soltanto un esercizio, sicuramente il più classico, anche se le soluzioni alternative potrebbero essere svariate e variegate.

La prima è il classico stretching delle dita dei piedi. Estendendo le dita al massimo, come a voler aumentare lo spazio e la grandezza, si inseriscono le dita della mano tra le cavità o aperture che si sono create. Una volta chiusi i polpastrelli sul collo del piede, si mantiene la posizione per una decina di secondi prima di passare all’altro piede.

Il secondo esercizio lo potremmo chiamare “tacco e punta”, perché implica due movimenti: il primo è quello di alzare le dita dei piedi, sostenendo il peso del corpo con i soli talloni; il secondo, invece, richiede un movimento inverso, ovvero stare sulle punte, lasciando soltanto le dita dei piedi appoggiate al suolo. In entrambi i casi, la posizione deve essere mantenuta per una ventina di secondi.

Un’altra alternativa è rappresentata dallo stretching del dorso del piede. Appoggiandosi ad un muro, si porta la gamba interessata dall’esercizio in una posizione posteriore rispetto all’altra. Poi, si mette il dorso del piede della gamba precedentemente arretrata a contatto con il terreno (è logico che non si dovranno indossare delle scarpe); quindi, si spinge con la caviglia verso il basso fino a quando non si sente l’allungamento dei muscoli. Dopo una ventina di secondi si può passare all’altro piede.

L’ultimo suggerimento, che forse è quello più divertente e bello, è quello di camminare a piedi nudi su un terreno ondulato come potrebbe essere una spiaggia. In questa maniera si attivano e si rafforzano tutti quei muscoli stabilizzatori. Se invece non si ha un facile accesso ad uno stabilimento balneare, si potrebbe creare un terreno accidentato all’interno della propria abitazione utilizzando dei cuscini.

Non vi chiediamo di mettere della sabbia nel vostro salone, ma di collocare per terra dei cuscini o degli asciugamani arrotolati e di camminarci sopra. Se tutto questo risulta troppo complicato, la tavoletta propriocettiva rimane l’ultima ancora di salvataggio per allenare i piedi.

di 

runningexperience.it

CRISCENTI Cosimo

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Tessera n. LC003539